mesi fa il Bisso parlò dello shock che uno spettatore normale ha davanti a uno Xander che viene accecato di un occhio in Dirty Girls (7.18 di Goddard/Gershman)
in effetti è così…
ma tante altre cose, in Buffy, furono altrettanto terribili…
le morti, soprattutto…
la morte di Jenny Calendar in Passion (2.17 di King/Gershman), che è di sicuro una delle puntate più poeticamente efferate dello show
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la morte improvvisa di Tara Maclay in Seeing Red (6.19 di DeKnight/Gershman), che è seguente alla terribile scena del tentato stupro di Buffy da parte di Spike…
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[come vedete tutte e tre le citate, per ora, sono dirette da Michael Gershman]
la pugnalata di Buffy a Faith in Graduation Day. Part I (3.21 di Whedon) dopo un’estenuante scazzottata
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l’inaspettata morte del vice sindaco in Bad Girls (3.14 di Petrie/Lange)
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dà noia anche la morte di una che vediamo solo per una puntata, ma che la sua ineluttabilità ci fa davvero piangere, quella di Cassie in Help (7.4 di Kirshner/Rosenthal)
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e una morte terribile è quella di Anya, proprio da ultimo, in Chosen (7.22 di Whedon)
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anche se, naturalmente, la morte più spaccamento di budella è quella di Joyce Summers, la madre di Buffy, che ci attanaglia per tre puntate (I Was Made To Love You, 5.15 di Espenson/Conter; The Body, 5.16 di Whedon; Forever, 5.17 di Noxon)
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poi non vanno sottovalutate le perdite “morali” che rimangono “non viste” in The Zeppo (3.13 di Vebber/Whitmore Jr.), ma che sono enormi…
il casino è che l’orbamento di Xander arriva a liberare tutti noi da una stagione, la settima e ultima, che fino ad allora arrancava come poca roba…
nella 6 la morte di Tara è l’ultima scioccante crudeltà che arriva alla fine di una stagione terribile, piena zeppa di atrocità (dal doloroso tira e molla sessuale tra Buffy e Spike, alle inutili efferatezze del Trio [da antologia Dead Things, 6.13 di DeKnight/Contner], dal tremendo matrimonio mancato tra Anya e Xander [Hell’s Bells, 6.16 di Kirshner/Solomon], allo sconcertante dubbio che tutti noi si stia lì a vedere una matta [Normal Again, 6.17 di Gutierrez/Rosenthal])
nella 7 sembra che tutto si esaurisca nelle prime 10 o forse anche 7 puntate, dato che dopo Conversations with Dead People (7.7 di Espenson, Goddard/Marck) si va avanti a cazzo, con solo Get It Done (7.10 di Petrie) a darci, con il suo sperimentalismo onirico (molto simile a Restless, 4.22 di Whedon), qualche briciolo di verve…
eppure le prime puntate erano ganze…
sì, c’erano grandi stronzate, ma Help (già citata, 7.4 di Kirshner/Rosenthal) e la brutale Selfless (7.5 di Goddard/Solomon) erano lì a sancire uno dei più folgoranti inizi della storia di Buffy…
mai il cattivone numero 1 si era presentato con così tanta foga e forza, e fin proprio dal primissimo minuto, con il suo funesto anatema: “From beneath you, It devours”
neanche Glory ebbe tale enfasi, dato che si presenta veramente bene solo in No Place Like Home (5.5 di Petrie/Solomon), anche se, ovvio, lo fa con eccezionale classe…
Adam appare malissimo in The “I” in Team (4.13 di Fury/Contner)…
e il sindaco Richard Wilkins III appare in Homecoming (3.5 di Greenwalt) e assai in sordina… Faith appare prima (in Faith, Hope & Trick, 3.3 di Greenwalt/Contner)…
solo Angel fa un’entrata ugualmente trionfale, senza preavviso, a metà stagione in Surprise (2.13 di Noxon/Lange) e Innocence (2.14 di Whedon)
questo arrivo immediato e iniziale del cattivone aveva reso l’inizio della 7 come forse il migliore di Buffy, che non ha mai brillato a inizio stagione
l’inizio migliore, prima della 7, senz’altro quello della 3 con Anne (3.1 di Whedon) e le successive requisitorie di rancori; enormemente pessimo quello della 5 con Buffy vs. Dracula (5.1 di Noxon/Solomon) che però ce la fa a scioccarci con l’arrivo di Dawn…
discorso a parte ci vorrebbe per l’inizio apocalittico e violento della 6 (Bargaining 6.1 e 6.2 di Noxon, Fury/Grossman)
ricordiamoci che gli inizi e i finali sono tutti a discrezione del solo Whedon (a eccezione della 1.1 che è diretta da Charles Martin Smith) fino alla 5… per cui che l’inizio della 5 non fosse di Whedon fu un dramma…
l’unico finale non diretto da Whedon è quello della 6, Grave, di Fury/Contner
e l’arrivo di Caleb, nella 7, proprio in Dirty Girls, solo nella 7.18, ci infastidisce, dato che per molto tempo ci fanno sguazzare in un decotto che scorre denso e fluido, quasi indigeribile:
le puntate dalla 8 alla 11 sono un arzigogolo che vede in un’ennesima perdizione di Spike il suo cardine, che si avvale anche di un imprecisato disamore verso Buffy da parte di un esercito di potentials al quale davvero non ci fanno per niente affezionare…
dalla 12 alla 17 si va avanti di stenti con molte storie personali (Potential [7.12 di Kirshner/Contner] su Dawn; The Killer in Me [7.13 di Greenberg/Solomon] su Willow; Storyteller [7.16 di Espenson/Grabiak] su Andrew e Lies My Parents Told Me [7.17 di Fury] su Spike e perfino su Wood, episodio inutile e picchiettarolo),
per cui ci si incazza anche che si ingrani solo alla puntata 18…
e anche dopo la 18 ci perdiamo in cacce al tesoro di così (la spaccottigliata dell’invincibile spadone) e in improbabili sbaciucchiamenti romantici che, in sole due puntate (Touched [7.20 di Kirshner/Solomon] e End of Days [7.21 di Petrie, Espenson/Grabiak), riescono a superare in zucchero tutte le stagioni precedenti
la stagione più romantica di Buffy è sicuramente la 2, con l’amorone tra Buffy e Angel…
argomento che porta molto romanticismo anche nella 3, nella quale però è affiancato dalle lacrimose liaisons (lacrimose perché finiscono male) tra Oz e Willow e tra Xander e Cordelia…
nella 4 non c’è praticamente romanticismo, dato che Riley è dai modi molto più spicci… e sono cose più dirette e felici le relazioni tra Willow e Tara e tra Xander e Anya…
il romanticismo che Riley non ha avuto nella 4 lo trova bello grosso nella 5, ma finisce già in Into the Woods (5.10 di Noxon), lasciando il posto al romanticismo di Spike, che però nella 5 trova sfogo più nel comico che nel romantico, con la sola Fool for Love (5.7 di Petrie/Marck) a baluardo delle romanticherie spike-iane…
la 6 abbandona definitivamente il romanticismo per il decadentismo: sono baudelairiane le schermaglie tra Buffy e Spike, così come malati e tristi sono i finali di tutte le storie d’amore fino ad allora conosciute nella serie: la 6 è senz’altro la stagione meno facile e più tristona, tanto da risultare perfino “inguardabile”
e verso la fine ci stupiamo come delle numerosi morti tra le potentials in tutta la serie ce ne freghi relativamente, e che invece continuiamo a piangere per la morte di Cassie nella puntata 4…
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e ce l’abbiamo con la 7 poiché si vede poco Faith…
e anche quando si vede, la vediamo subordinata…
per poi confinarla in una storia d’amore assai comoda, che risulta quasi inconcepibile per Faith, se si conosce la sua storia…
una storia che in Buffy ha, paradossalmente, la sua visualizzazione minore…
infatti solo una stagione è dedicata a Faith: la 3…
le prime tre stagioni sono l’espressione della contentezza vitale degli anni scolastici, dalla 4 ci si smarrisce sempre più… solo la 5 vedrà un “sereno” nella famiglia, che però si dissolve, lasciando il passo ai problemoni, che giungono dalla 4 e che c’erano anche nelle prime tre stagioni, al liceo, ma che ci investono di nuovo adesso, fuori dal liceo, quando siamo più vecchi, più stanchi, e subito dopo la perdita del nostro rifugio familiare (che, ovvio, in Buffy non è affatto famiglia di sangue, come ribadito in Family [5.6 di Whedon])
alla fine del momento di vitalità dell’adolescenza, viene inserita questa Faith…
adolescente come noi, però “deviata” da altre esprienze…
come se Faith fosse l’altro da noi, il nostro doppio cattivo, che, benché come noi, arriva a conclusioni speculari alle nostre…
come se, al diploma, noi tutti ci dovessimo scontrare con questa entità che noi percepiamo cattiva, ma che in realtà non c’è, dato che è dentro di noi… combattiamo contro noi stessi proprio quando arriviamo a fare il primo bilancio della vita, al diploma…
Faith si incazza come una bestia per quello che non ha avuto, come se avesse sofferto e urlasse vendetta contro il mondo, che altro non è che la cosa che tutti urliamo dopo la scuola, cosa imposta, alla fine della quale chiediamo il perché c’è stata imposta… e vogliamo il riscatto degli anni passati lì dentro…
e Faith rappresenta anche le diversità “felici” a cui assistiamo crescendo, in contatto con l’altro da noi…
come se Faith fosse un po’ noi e un po’ il fuori di noi…
come se Faith, nell’essere così fuori di noi, incarnasse fuori di noi roba che è dentro di noi…
neanche ce ne accorgiamo quando passa al nemico (Consequences 3.15 di Noxon/Gershman) e non comprendiamo come possa affezionarsi al sindaco…
come se fosse tutto un tentativo di creare qualcosa di “suo”, alternativo a noi…
come se “in noi” (within us), Faith non possa stare…
come se Faith non potesse capire l’amore, l’amicizia… perché sono cose che devono essere fatte entrare, ma come si può fare entrare qualcosa, quando siamo chiusi?
terribile, per Faith e per la sua definizione, è l’uccisione di Gwendolyn Post in Revelations (3.7 di Petrie/Contner), che finisce con un lungo shot su Faith meditabonda…
fare entrare qualcosa? così da avere anche amicizia?
no… è meglio cercare di crearsi le cose dentro di noi… da noi stessi…
e, in noi, vedere che lei quasi ce la fa, ci spaventa, perché sappiamo che quello che prova lei, lo proviamo anche noi… noi che non siamo così chiusi come lei solo perché siamo fortunati… ma per quanto lo saremo ancora?
è per questo che Buffy e Faith lottano: per legittimare stili di vita… che si attraggono…
e tutto sta nella puntata Enemies (3.17 di Petrie/Grossman) e nella frase: “Kill me, you become me… you’re not ready for that.. yet!” [il primo bacio tra Faith e Buffy]
le tremende scazzottate in Graduation Day. Part 1 finiscono con Buffy che va al di là dell’attrazione… poiché Buffy pugnala Faith…
Buffy non ha accettato l’altro da se che rappresentava le sue paure…
e, dopo la pugnalata, Faith si dimostra davvero essere “in noi”… ed è lei che ci dirà tutto, come se sapesse tutto…
lei ci dà i consigli, lei ci dice quel che succederà (“little miss muffet counting down from 730” e “human weakness” in Graduation Day. Part II [3.22 di Whedon] e “little sis coming, I know” in This Year’s Girl [4.15 di Petrie/Gershman]), e noi piangiamo, poiché non siamo riusciti a “integrarla” (in Consequences, 3.15), e abbiamo cercato di chiuderla in gabbia (Enemies, 3.17), invece di ammettere che ci piaceva e che noi eravamo lei…
l’abbiamo voluta togliere di mezzo, credendo poi di stare meglio…
ma con quello che abbiamo fatto, con l’esclusione delle nostre paure, l’esclusione di una parte di noi da noi, dovremo fare i conti all’università…
precisone! poiché Faith ritorna nella grandissima “tetralogia di Faith”
due puntate in Buffy, due in Angel e la conclusione, senza Faith, in Buffy…
This Year’s Girl 4.15 di Petrie/Gershman
Who Are You? 4.16 di Whedon
Five By Five 1.18 (Angel) di Kouf/Contner
Sanctuary 1.19 (Angel) di Minear, Whedon/Lange
e, la conclusione priva di Faith, in The Yoko Factor 4.20 di Petrie/Grossman
sono le puntate migliori della stagione 4 (che si basa più sulla forza delle singole puntate che su un piano stagionale adeguato, tanto che la 4 contiene un paio tra le puntate migliori in assoluto dello show, ma anche un paio delle puntate peggiori in assoluto dello show — ma è dalla 4 che prendono il via gli sperimentalismo cromatici) e sono praticamente le uniche puntate da vedere di Angel…
in Angel Faith apparirà in altre 4 puntate (per la verità 3, dato che una è un’apparizione di un secondo), ma sarà molto più di così… e, in quelle 3 puntate, sarà lei a servire Angel, così come servirà Buffy nella 7, ma qui in 1.18 e 1.19 è Angel a servire Faith…
Faith torna a reclamare di nuovo quella vendetta, stavolta non per non aver avuto amici e per essere stata costretta ad andare a scuola… viene come giustiziera di un delitto, a rinfacciare a Buffy il fatto che lei, che si sbandiera così integerrima, è stronza anche lei…
smaschera le ipocrisie e le false amicizie che in tutta quella stagione 4 erano venute fuori a profusione…
e che vedono anche Buffy lì in prima fila, dato che, nizzole e nazzole, sta quasi prendendo per il culo Riley, che, di fatto non ama (e Riley se ne accorgerà solo in The Replacement 5.3 di Espenson/Contner, per rassegnarsene solo in Into the Woods, già citata 5.10)…
ma, in questa forza di giustizia e di smascheramento, Faith entra in contatto con le amicizie e gli amore a cui si chiude per paura…
la cosa la butta di fuori, la sconvolge; e purtroppo, tutto questo non lo vediamo recitato dalla Dushku ma dalla Gellar…
ma alla Dushku rimane lo shot meditabondo, così uguale a quello di Revelations, alla fine di Who Are You?…
e Faith arriva stanchissima e quasi manierata, nella sua spietatezza, alla Wolfram & Hart…
ma Five By Five è forse la puntata Faith-ista più bella di sempre…
picchia, sbotta, taglia, cuce, rode…
ma alla fine Faith piange disperata…
il doppio, l’altro da noi, si stempera…
e rimane un “freak” solitario, ma fedelissimo, oscuro e disilluso, disperato per essere solo… ma che nessuno avvicina, proprio perché è oscuro…
in se porta tutta la malinconia dell’outsider, sempre da solo, anelante qualcosa di più, ma carico di violenza latente (drammatico lo shot fulmineo all’inizio di Sanctuary)…
e nessuno, dopo Sanctuary, la chiamerà più…
le 3 puntate di Angel, sì, Angel forse è l’unico che le sia stato vicino… ma deh… un nulla…
e tutte le stagioni 5 e 6 sparisce (che sono poi le stagioni 2 e 3 di Angel), e appare tardi nella 7 dopo 3 puntate nella 4 di Angel…
nella 7 cercherà di spiegare… ma nella 7 per lei non c’è spazio…
e le affibbiano un nuovo arrivato, sembra, più per sistemare il nuovo arrivato che lei…
e questo perché sembrava che potesse esserci una serie solo per Faith…
ma la Dushku non voleva e scelse Tru Calling, una serie così carina da non poter essere meritata, difatti non la fecero decollare, chiudendola proprio quando ingranava nei primi episodi della stagione 2…
Whedon farà finalmente uno show con la Dushku con Dollhouse, occasione per la Dushku di fare la “buonina”, dato che, sembra, il suo rifiuto a una serie di Faith, sia arrivato proprio perché era stanca di fare la darkona…
e sia in Tru Calling sia in Dollhouse è tutta “pretty good”…
la cosa è anche comprensibile, poiché per tutta la sua carriera era stata darkona, tanto da riuscire a uscirne: vedi True Lies (’95), In corsa col il Sole (’96), Bring It On (’00), Soul Survivors (’01), Wrong Turn (’03), tutte cazzatine, spesso ororrette, che non dicono un cazzo e in cui lei fa la “pecora nera”… in quasi 10 anni, passando da 15 a 25 anni…
e approccia Dollhouse quando di anni ne ha 29… ma è rimasta l’eterna bamboletta alta un metro e una ciabatta, che sembra abbia 14 anni…
la Gellar anche, ma la sua carriera internazionale è più forte, ha fatto molti più blockbuster, non più belli, ma più redditizi…
e la Gellar la vediamo un po’ stanchina e sciupatina in Southland Tales… ma la Gellar ha 3 anni di più…
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