Tutti questi mostri…
Tutte queste pene di così…
Tutte queste idiozie…
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Ve lo dicevo in Il Generale Perceval Williamson…, citando la meravigliosa Shatzy Shell di City di Baricco:
Io non sono una via, sono una piazza…
Io non vado in nessun posto, io sono un posto…
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Ma, anche questa stupenda enunciazione, in bocca a me, ha l’aspetto delle minchionerie del menga delle bimbette cretine di 13 anni della serie:
“io sono tanto sensibile… e nessuno mi capisce…”
e puttanate varie e similari…
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Tutte queste presenze…
questo bordello di mostrini e mostroni, di chiazze nere e verdi…
sono lì a determinare tutto quello che ha trovato una rappresentazione mirabile nella 6° stagione di Buffy…:
la stagione più difficile da guardare, proprio perché più “vera” e “autentica” (forse addirittura campanacciosa: si salvano 6 puntate su 22, benché quelle 6 siano tra le migliori di tutto il telefilm) e quella che entra veramente nel “vivo” della “vita”…
quando le prime 3 erano la trilogia della giovinezza, la 4° era la stonferia assurda dei tempi delle sbornie (infatti è quella con gli esiti narrativi più disastrosi, è proprio una stagione di “passaggio”… un periodo “bohèmienne”), e la 5° era la “voglia di amare” (indiscutibilmente la stagione più calda e struggente, anche se la “palma” della migliore la deve dividere con la 3°, poiché la trilogia della giovinezza ha una verve strong che le altre 4 stagioni tramutano in intellettualismo spesso solo museale…)…
Ma come si può amare in questo mondo?…
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La 6° stagione ci introduce, spesso con modalità alquanto brutali (vedi il barbarico inizio dei due Bargaining), in questa tetra domanda…
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Dal tepore rosso fuoco della 5° si passa agli impasti cromatici ricercatissimi della 6°, tutta giocata sul contrasto blu/nero…
Alla fotografia va via Gershman e subentra Ray Stella…
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Da chiarire che Buffy si è fatta grande proprio con la gestione del buio:
nella trilogia della giovinezza, Gershman riusciva a dare a tutto un’atmosfera d’incubo molto cinematografica… è una vera gioia vedere il “fintume” dei colori dove il giorno è molto più oscuro della notte (la 2° stagione, per questo assunto, è veramente la più emblematica).
Dalla 4° è proprio Gershman a cominciare a giocare con il naturalismo… è come se si uscisse dal cinema per addentrarci in territori più veri; solo le puntate di Whedon conserveranno sperimentazioni cromatiche, soprattutto Restless (4.22), di gran lunga la puntata visivamente più “fauve” di Buffy (mentre, se si parla di narrativa, le puntate più “perfette” sono Passion [2.17 di King/Gershman], The Zeppo [3.13 di Vebber/Withmore Jr.], Enemies [3.17 di Petrie/Grossman], Fool for Love [5.7 di Petrie/Marck], I Was Made To Love You [5.15 di Espenson/Contner], Normal Again [6.17 di Gutierrez/Rosenthal], Help [7.4 di Kirshner/Rosenthal], Conversation with Dead People [7.7 di Espenson, Goddard, Whedon, Noxon/Marck])
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Nella 5° prevale, l’ho detto, uno stupendo rosso, quasi natalizio…
e nella 6° si sbrocca…
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le primissime puntate (After Life [6.3 di Espenson/Solomon], Flooded [6.4 di Petrie]) si aprono veramente al naturalismo, e poi sprofondiamo nella melma indistinta blu/nera da Smashed (6.9 di DeKnight/Meyer), da cui non riusciamo più a liberarci… (con il culmine di Dead Things [6.13 di DeKnight/Contner])…
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La vita diventa vera…
da The Body (5.16 di Whedon), Joyce è morta (puntata da cineteca… potrebbe concorrere per la miglior puntata di telefilm di tutti i tempi)…
…e Buffy comincia ad avere 21 anni…
ha smesso di andare al college già da No Place Like Home (5.5 di Petrie/Solomon), Shadow (5.8 di Fury/Attias) e Listening to Fear (5.9 di Kirshner/Solomon)…
…
c’è da mandare avanti Dawn, da “educarla”, campo in cui Buffy fallirà su tutta la linea (compirà un pessimo lavoro già da Shadow, 5.8, e riuscirà a comprendere i suoi errori solo in Grave, 6.22, quasi 2 anni dopo…)
…
c’è da lavorare e guadagnare, cosa che Buffy non riesce a fare (tremende sia Doublemeat Palace [6.12 di Espenson/Marck], che Help, 7.4)
…
e, soprattutto, come si ama in questo mondo blu/nero?…
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è il chiodo fisso della stagione…
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insieme a “come si vive in questo mondo blu/scuro”…
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domande già terribili nel secondo Bargaining (6.2 di Fury/Grossman)…
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forse è meglio sparire? (Gone, 6.11, di Fury)
forse è meglio drogarsi come fanno Willow e Amy? (Wrecked, 6.10, di Noxon/Solomon)
forse è meglio dimenticare tutto e vivere come se non fossimo noi? (Tabula Rasa, 6.8, di Kirshner/Grossman)
perché ci sentiamo come se le cose fossero sempre le stesse ogni secondo? (Life Serial, 6.5, di Fury/Marck)
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intanto la vita va male per tutti…
Willow si droga…
e il matrimonio tra Xander e Anya è solo un fallimento (bellissima Hell’s Bells, 6.11, di Kirshner/Solomon)…
forse sarebbe meglio non esistere…
forse sarebbe meglio se non esistesse niente… (Normal Again, 6.17, di Gutierrez/Rosenthal, che si piazzerebbe molto bene nella gara delle migliori puntate dell’intero show)
il mondo è violenza…
la gente violenta
e muore… (Seeing Red, 6.19, di DeKnight/Gershman)
davvero Spike è la persona da amare?
o forse è solo il sintomo che “non andiamo bene”… che, se si ama Spike, allora c’è veramente qualcosa che non va…
Nella 6° va tutto a fuffigna…
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È la stagione preferita di Anya e della mandata dei tragici…
ma io non la posso vedere…
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anche se è la 6° stagione che si chiede quello che anch’io mi sto chiedendo:
certo, sì, sarò anche un posto…
…ma in questo mondo…
…in questo organigramma di doveri,
di complicate strutture gerarchiche, economiche, burocratiche,
in questo pianeta di schemi e di fatture,
in questo scenario desolante fatto di false condotte amichevoli…
in questo intrigo rovinoso ed inaccessibile di rigirii interpersonali tra il fasullo e l’interessato, tra l’impossibile e il sofferente…
…
…
io non so fare niente…
in questa rete complessa di caselle fatte ad esagoni e a poliedri irregolari in cui tutto ha un suo scopo e una sua valenza che però è così complicata che a noi che siamo dentro risulta solo priva di senso…
…
in tutto questo…
…in questo mondo…
…io che posto mai potrò occupare…???
io ne resterò fuori…
a vedere felicità ed infelicità degli altri…
senza la benché minima possibilità di fare parte attiva…
poiché sguscio via… con la mia tristezza malinconica, scivolo tra un poliedro e l’altro… quasi passando attraverso alle facce codificate di questo mondo…
scorrendo via, come sui flutti delle mie lacrime, che bagnano le superfici di questo solido imprecisabile ma definitivo…
…l’incomprensione è reciproca…
…e si schianta nel non essere…
o io non ci entro…
…o lui mi risputa fuori…
senza soluzione di continuità…
e ovvio che chi è fuori… non è…
TA
U
TO
LO
GI
A
…
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Ciao Cucciolottissimo!
glu…