Call Me By Your Name

Il discorso è questo... è che al mondo esistono persone come Mario Adinolfi... sicché, finché esistono tali aberrazioni, di film come questo ce ne sarà sempre bisogno... finché esistono caproni teste di merda come lui, allora un discorso di puro buon senso (finanche rasentante la tautologia) come quello che fa Stuhlbarg (il babbo) alla fine... Continua a leggere →

Wonder

Il livello è quello del sussidiario... studiato per un pubblico che non ha più di 11 anni... - Il visivo è così perfettino, da manuale, da primi della classe, da essere quasi irritante... I problemi presentati sono problemi falsi: il bimbo è brutto (anche se comunque molto somigliante a Owen Wilson) e non di più:... Continua a leggere →

Ella & John

Virzì cerca di tornare al patetico della Prima cosa bella... ma allora giocava in casa, a Livorno, con "mali" vissuti nel profondo, con ambienti e "Storie" (con la maiuscola) calpestate in prima persona, e con Pecorini, alla fotografia, a compattare il suo sguardo in maniera egregia... Sulla costa orientale degli Stati Uniti, invece, e in... Continua a leggere →

Tre manifesti a Ebbing

Un pastrocchio sesquipedale... Lo so che tanti ormai vogliono un linguaggio asettico, che non prende posizioni... e ok ma questo non solo non prende posizioni, ma non ti suggerisce nemmeno nulla... le immagini (di Ben Davis, a cui gliene ho visti fare bene davvero pochi) sono sciatte, piattamente naturalistiche, scurette ma non per diegesi, solo... Continua a leggere →

L’insulto

La devastazione sociale del Libano, sconvolto da decenni di guerre civili e dal persistente odio razziale, espressa in un legal drama, in un film di processo, e quindi in un film di genere, classico... - La macchina è cronachistica e fa immagini di reportage: è sempre in mezzo all'azione, nell'aula di tribunale come all'esterno, scruta (muovendosi) i... Continua a leggere →

Napoli velata

Perché raccontare bene una singola storia quando si può tentare malamente e goffamente di raccontarne quattro contemporaneamente? - Siamo di fronte a una cosa come mother!: le ambizioni e le simbologie sono tantissime, e sono fornite con la logica: «io faccio tante simbologie, tantissime, e le sparo a casaccio: almeno qualcuna risulterà efficace! almeno qualcuna colpirà... Continua a leggere →

Up and Down di Ridley Scott: un regesto della sua carriera

Un primo tentativo di parlare diffusamente di Ridley Scott c'è stato nella recensione di Exodus in Cabbages and Kings, purtroppo assai confuso e poco coerente...Dopo il sondaggio di Vincenzo sull'Ultimo Spettacolo, mi sono ripromesso di aggiustare quel tentativo, ma non so se ci riuscirò, dati gli impegni lavorativi... chissà che ne verrà fuori!-Vediamo:io divido i... Continua a leggere →

Tutti i soldi del mondo

La solita fantasticheria visiva di Scott (da cinque anni lavora esclusivamente con Dariusz Wolski: ha lasciato John Mathieson a Guy Ritchie), a servizio della trama consueta dello Scott post-Gladiator (o anche post-1492): visioni del mondo contrastanti che si fronteggiano, stavolta quello della nuora poco interessata ad arricchirsi e quello del miliardario avaro, senza mai trovare... Continua a leggere →

Il Ragazzo Invisibile – Seconda Generazione

Il primo era ottimo, ma niente più che diligente (e difatti sembro stroncarlo al numero 23 di Psych!)... Questo secondo mi è piaciuto davvero tanto... Il montaggio (di Massimo Fiocchi) è da Oscar: abbiamo a che fare con sguardi che scrutano, con specchi che riflettono diegeticamente, e con immagini/pensieri/ricordi/sogni trattati e ritmati alla perfezione... La resa... Continua a leggere →

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